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Cari Daria e Elio,
non vi ho mai scritto una lettera.
Lo faccio ora e la metto qui, pubblica, sul mio blog tunisino.
Se ne avrete voglia, ne parleremo assieme.
Il 12 dicembre 1969, una bomba è esplosa in Piazza Fontana, ha fatto 17 morti.
Un anno dopo, il 12 dicembre 1970, ero in manifestazione nel servizio d’ordine del Movimento Studentesco (il servizio d’ordine è un gruppo di persone organizzato per difendere le manifestazioni se attaccate). Avevamo appena subìto una carica dalla polizia (una “carica” è quando un drappello di poliziotti ti corre contro con l’obiettivo di farti scappare). Noi abbiamo resistito e contro-caricato. Un paio di poliziotti sono caduti ai nostri piedi. Avevo un bastone in mano. Come tutti gli altri. Ero circondato da persone che li colpivano. Io non ci sono riuscito. Non ho mosso il bastone. Non vedevo un poliziotto. Vedevo la schiena di un uomo. Di lì a poco ho abbandonato il servizio d’ordine. Ho fatto solo politica.
1973, luglio. Faceva il solito caldo milanese un po’ appiccicoso. Eravamo davanti alla università Statale. Chiacchiericcio estivo, situazione da scansafatiche. Improvvisamente un vociare.
Tutti corriamo dall’altra parte della strada. Uno dei capi del Movimento Studentesco stava urlando contro un tizio: “Io ti conosco, sei un fascista. Cosa ci fai qui davanti?” (allora c’erano zone di Milano dove quelli di sinistra non potevano andare, e altre dove quelli di destra non potevano andare). Finito di urlare gli molla un ceffone. Stava per dargliene altri. Mi sono messo in mezzo aiutando il tizio ad allontanarsi. Poco dopo sono stato chiamato dai responsabili del Movimento: “Mai e poi mai devi fermare un responsabile politico. Lui sa sempre cosa è giusto fare”. A me sono risuonate in testa le parole di mio padre: “quelli che avevano sempre ragione sono finiti in piazza Loreto” (nel 1945, in piazzale Loreto, sono stati impiccati Mussolini e altri gerarchi fascisti. Durante il fascismo, sulle facciate di molte case, c’erano delle scritte fatte dal governo, una di queste era: “Il Duce ha sempre ragione”).
Di lì a poco abbandonavo il Movimento Studentesco per entrare nel PCI.
Sono passati alcuni anni e mi sono ritrovato ancora in un servizio d’ordine. Questa volta del Partito Comunista Italiano. Dovevamo difendere la presenza di persone della Democrazia Cristiana ad una manifestazione (PCI e DC erano due partiti di allora). Facevo servizio d’ordine perché ero disposto a prendere delle legnate sulla testa purché quei democristiani potessero stare lì con noi a manifestare.
Lunedì, mentre andavo alla Malpensa per venire a Tunisi, ho sentito dal Giornale Radio che in internet si era costituito un gruppo di fan a favore dello squilibrato che ha tirato una statuetta in faccia a Berlusconi. Aspettando l’aereo sono andato per dare un’occhiata a questo gruppo.
Prima di arrivarci, nella mia homepage di Facebook, ho trovato dei commenti:
- alcuni erano dispiaciuti del fatto che Berlusconi non fosse stato ucciso
- altri erano contenti che Berlusconi stesse male
- altri, scherzando su: “Berlusconi colpito dalla bellezza dal Duomo di Milano”, si dichiaravano orgogliosi di questa Milano
Sono inorridito.
Ho deciso di raccontarvi tre scelte che ho fatto perché volevo dirvi quanto mi sento distante da queste cose scritte e da altre simili che ci saranno contro Prodi o Bersani o altri.
Anche soltanto scrivendo si può superare il confine del rispetto umano.
Come mi sento molto distante anche da chi ha detto: “il gesto è sbagliato, ma Berlusconi…”.
Il “MA”, anch’esso, apre la porta alla possibilità che qualcuno si senta giustificato nel superare questo confine.
A voi di decidere dov’è il confine, e se passarlo o meno.
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Pubblicato da Luigi Seccia 
Pubblicato da Luigi Seccia
Pubblicato da Luigi Seccia 





