Perché una TV nel Maghreb?

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Quando, in Europa, parliamo di arabi e di islamici ci riferiamo a un insieme di persone tra le quali ci sono i maghrebini (marocchini, algerini, tunisini). Sono circa 20 milioni (quelli in regola) nei tre paesi. Quasi il 2% del totale abitanti dei tre Paesi del sud (Spagna, Francia, Italia).
Sono “arabi” e non lo sono allo stesso tempo. I maghrebini guardano molto più a nord (Europa) che a est (Paesi Arabi).

Perché queste persone ci devono interessare? Perché vivono da noi e ci resteranno. Perché sono una comunità coesa, ancora alla prima generazione (salvo in Francia). Una comunità che assorbe lentamente i nostri costumi. Sono persone che hanno ancora i loro Paesi di origine come riferimento.

Il loro consumo televisivo è alto, ma non guardano le nostre TV. Cercano e guardano le TV di Stato dei loro Paesi che, proprio per questo, sono ricevibili col satellite. Ma guardano, inevitabilmente, anche le TV trasmesse dal mondo arabo più profondo, l’onnipresente Al Jazeera e tante altre.

Quali contenuti ascoltano? Che idee si formano?
Questo ci interessa da vicino perché ne va del nostro modo di vivere.
La televisione è uno strumento potente per formare idee, cambiare costumi, integrare (o dividere) le genti.

La vera unità d’Italia, l’unità della nostra lingua, dei nostri costumi, delle nostre abitudini non l’hanno fatta né l’esercito dei Savoia, né la retorica fascista.
L’hanno fatta la migrazione interna e la televisione del dopoguerra.

La televisione può essere uno strumento per combattere l’integralismo molto più efficace, profondo e duraturo della polizia.

Nel territorio del Maghreb, sono state rilasciate poche licenze di trasmissione a TV non governative. Una di queste a NESSMA TV, dove sto lavorando io. (suo il logo all’inizio pagina)
NESSMA, nelle intenzioni, è una televisione aperta, progressiva. Senza eccessi nei contenuti diffusi. Una TV rispettosa di costumi e religione locali che però non apre le trasmissioni con la lettura del Corano, come la gran maggioranza delle altre TV locali.

Una televisione fatta da maghrebini per i maghrebini che mostra ciò che accade in questi paesi. Nei modi e nei linguaggi possibili.
Una televisione che alimenta la speranza esistente in questi Paesi all’essere moderni, e a non cadere in eccessi di integralismo e fanatismo. Così viene percepita qui NESSMA TV.
Non sarebbe male poter avere questa, e altre voci simili, dalle nostre parti, in Europa.

Quando sono arrivato in Tunisia, con grande sorpresa, ho scoperto che, con le Olimpiadi del 1960, RAI UNO viene diffusa in tutta la Tunisia.
Non vi è nessun altro esempio di televisione occidentale distribuita in questo modo in Africa o nel Medio oriente.

Da due generazioni, i tunisini, seguono i nostri programmi, apprezzano il nostro Paese e la nostra cultura. Imparano la nostra lingua (la maggioranza dei tunisini la capisce, anche se non la parla).
E ai francesi, attenti a non perdere i contatti con le loro ex colonie, “le balle ancora gli girano” come dice Paolo Conte.

Allora ha avuto un senso importante diffondere la RAI per parlare a chi viveva qui.
Oggi mi sembra ci siano tre grandi modifiche di cui tenere conto.
Il diverso atteggiamento politico “dell’Islam” nei confronti della politica mondiale.
Il diverso scenario mediale (internet e satelliti).
L’emigrazione sud-nord.
Oggi, forse, non ha più molto senso distribuire una televisione con le modalità degli anni ’60.
Oggi col satellite vedi tutto.
Ma oggi, come allora, è importante ci siano televisioni che parlano un linguaggio aperto e progressivo. Oggi la TV deve essere fatta qui.
Ed è decisivo che in questi paesi, gli investimenti in comunicazione, non arrivino solo da Paesi Arabi. Il dialogo tra le due coste del Mediterraneo dovrebbe sostanziarsi con investimenti anche nei media, e non solo in fabbriche che approfittano del basso costo della mano d’opera.

Mi sono trovato a fare queste riflessioni qualche giorno fa.
Quando ho anche realizzato che Mediaset è l’unico gruppo di comunicazione europeo che ha una importante partecipazione, non solo finanziaria, in una televisione in lingua araba trasmessa dai territori dell’Africa o del Medio oriente.
Stare qui mi è costato (e costa) fatica. Ma gli ho trovato un senso.
E’ importante riuscire a parlare ai maghrebini delle due coste. Anche a chi vive da noi.
Quando si diffondono conoscenza reciproca e rispetto gli integralismi e i fanatismi trovano poco spazio.

E la Tunisia è proprio un Paese speciale.
Lo era nel ’60 con la RAI lo è oggi con questa opportunità.

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