Ma cosa succede in Tunisia?

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Molti, in questi giorni, mi hanno detto “fortunato che te ne sei andato dalla Tunisia… col casino che c’è…”
Si, sono fortunato, però, per alcuni aspetti, mi spiace non essere là.
Solo stando là si può cercare di capire un po’ le cose.

Altra domanda: “Ma cosa sta succedendo?”

Non mi permetto nemmeno lontanamente di dare dei giudizi. Sui giornali si trovano commenti migliori dei miei. E, soprattutto, – e questo è un mio cruccio – per capire bisogna parlare l’arabo (tunisino). Non esserne capaci, ti taglia fuori dalla possibilità di una comprensione di ciò che ti circonda.
Sono rimasto due anni in una società molto francofona, in mezzo a gente istruita, che mi ha sempre parlato in francese. Poche possibilità di progredire nell’apprendimento dell’arabo.
Dunque nessuna possibilità di capire meglio la realtà che mi circondava.

Però non sono nemmeno totalmente allo scuro. Racconterò alcune cose che ho vissuto.
E inizierò proprio da questo blog che ho tenuto.

Ho sempre immaginato che qualcuno si sia domandato perché in due anni, nei post, gli accenni politici sono stati striminziti e vagamente positivi.
Perché sono uno straniero.
Perché dovevo vivere là.
E – soprattutto – perché è tutto controllato.
Dunque anche il mio blog.
E queste sono le notizie in uscita.

Ora le notizie in ingresso.
Stare in Tunisia significa vedere solo una parte di internet. Frequentemente, cercando un sito, ti vedi rispondere con una pagina bianca in cui campeggia “errore 404”.
You Tube, Le Monde, e tantissimi altri siti sono oscurati.
Cosa blocca l’accesso? I grandi filtri installati tra gli utenti e il tubo di entrata che collega la Tunisia ad internet. Ti viene rabbia. In questi due anni sono decine le mail che ho ricevuto che mi dicevano “clikka qui”, o “guarda questo”, io clikkavo e saltava fuori il famigerato 404. E allora parti con la spiega al tuo interlocutore “io quel sito non lo vedo, cosa dice? Cosa mostra ecc?”

Stare in Tunisia significa anche perdere le mail. Non è stato infrequente che delle mail semplicemente non siano mai arrivate. Facendo figuracce su riunioni, appuntamenti o risposte che avrei dovuto dare. Quando mi sono messo a cercare di capire sono arrivato all’ATI (Agence Tunisienne Internet). La mail usciva dal mio PC, arrivava al mio provider, usciva da questi e non arrivava mai al server di destinazione in Italia. Scoprendo così che si era “persa” all’ATI. A quel punto smettevo di fare domande.

Una leggenda metropolitana vuole che a Tunisi vi sia un palazzo gigantesco, messo in piedi con l’aiuto degli americani, dal quale tutto transita – tutto viene “ascoltato” – tutto viene filtrato: cellulari, mail, traffico internet, una sorta di Echelon (leggenda?)

Subito dopo le elezioni presidenziali del 2009 (e tutti ne parlavano con dei sorrisi ironici) “Le Monde” ha fatto una serie di articoli critici nei confronti del presidente Ben Alì, della percentuale “bulgara” (89,62% !!!) con la quale è stato rieletto, su attività e maneggi di figli, moglie e parenti vari.
Articoli che non sono stati assolutamente graditi.
Risultato: “Le Monde” non è più entrato in Tunisia.

Ma questo essere stufi, da parte dei tunisini, non riguardava solo questi aspetti “tecnologici”. E’ un essere stufi più profondo. Riguarda la cappa di difficoltà nel vedere crescere la propria società perché strozzata “dalla famiglia”.

Tutte le imprese economiche redditizie (o ipotizzate redditizie) vedono la presenza della famiglia del Presidente in generale e dei parenti della moglie del presidente in particolare. Tutti mi parlavano della “famiglia”. Tutti alzavano gli occhi al cielo, come di fronte a qualcosa di terribilmente ingiusto, ma inevitabile.

Di fronte a tutto questo ho visto un misto di rassegnazione e rabbia.
Rabbia per essere trattati come degli incapaci (il giornale tunisino in francese “La Presse” è soprannominato “Prozac” – “tout va bien”).
Rabbia perché la Francia è vicina e lì si respira un’altra aria.
Rabbia perché tutti ricordano com’era la società al tempo di Habib Bourghiba.
Rabbia perché in ogni settore economico se incontri “la famiglia” sei bell’e che fritto. Devi pagare il fio. E devi aspettarti, ad andare bene, di essere un buon secondo nel mercato.

Questo è ciò che ha scritto anche Wikileaks. Ciò che passa di bocca in bocca a Tunisi. Che viene commentato a bassa voce.

Rassegnazione perché nulla sembra possibile cambiare. Perché lo spettro di ciò che è successo in Algeria è vivo. Perché si oscilla tra la voglia di cambiamento e l’accettazione del presidente Ben Alì che tiene a bada “les barbu” – i barbuti, i musulmani estremisti.

Ho letto di come sono partite le manifestazioni. Ho visto come i media italiani accomunavano le manifestazioni in Algeria (problema degli aumenti dell’olio e altro) a quelle in Tunisia.
Con tutta la mia ignoranza della situazione, la vedo leggermente diversa. Anche se sicuramente vi sono, nella protesta, delle componenti economiche.

Mi sono trovato a immaginare e capire come tutto possa essere partito dall’arroganza della polizia verso quell’ambulante a Sidi Bou Zid. Come tutto abbia scatenato il “vogliamo e dobbiamo dire cosa pensiamo”.

Una rabbia profonda verso questo stato di cose che porta tutti a non credere una parola di ciò che viene detto (la creazione di posti di lavoro), che porta a non considerare come vero il dolore del presidente Ben Ali andato a trovare l’ambulante ustionato in ospedale (il poveretto è poi morto).

E ora un link. Uno dei famosi blogger tunisini che riesce a fare uscire qualche immagine e notizia (com’è che non l’hanno ancora bloccato?). Cercate su Facebook la bacheca di Zied Elheni.
(http://www.facebook.com/zied.elheni4?ref=ts#!/zied.elheni4?sk=wall)

Perché Facebook?
Perché in Tunisia si parlano molto attraverso Facebook. Molte volte hanno cercato di bloccarlo, ma sempre hanno dovuto riaprirne l’accesso. Anche il più “dolce” dei regimi ha dei limiti.

La mia pagina di Facebook, in questi giorni, si è riempita di commenti di tutti i miei amici tunisini cui sono connesso, commenti sempre molto misurati.

Quello che più mi ha colpito è il seguente:
« arrêtez de partager les chansons d’amour et des videos des blagues et je ne sais quoi! un peu de respect pour nos compatriotes qui sont morts et qui sont en train de mourir. un peu de respect pour notre terre! commençons par changer vos photo de profil. passer ce msg svp. Mon cœur, mon âme sont en deuil. La Tunisie s’effondre. Le monde extérieur nous regarde sans broncher. La Tunisie saigne à blanc. libres et dignes et fiers »

Colpito dalla dignità del messaggio.
Colpito dal “La Tunisia affonda e il mondo ci guarda senza battere ciglio”.

Sono vicino a miei amici tunisini.

5 risposte a Ma cosa succede in Tunisia?

  1. Alessandro scrive:

    “ERROR 404″, Potrebbe essere il titolo di un libro sulla situazione in Tunisia.

    Grazie per avermi fatto conoscere molte cose che non sapevo.
    Quando si dice che da noi non c’è libertà di stampa non si ha idea di cosa significhi davvero la censura.

    Ale.

  2. pippo palermo scrive:

    In quel paese, è vero, non c’è libertà d’informazione da noi è diverso: c’è anche la libertà di disinformare. Comunque il blog di Luigi ci fornisce un quadro della situazione che a me preoccupa alquanto. L’Africa vicina attraversa una crisi di crescita,intesa in senso lato,che spero sia di breve durata. I giovani sembrano motivati a far valere i loro bisogni, certo in primo luogo materiali e,inevitabilmente, anche altri e insopprimibili bisogni: di libertà e di emancipazione. Non credo, ahimè, che i nostri giovani possano, oggi, essere di esempio per loro e utile riferimento idale e culturale. I problemi della nostra gioventù sono, per certi versi, molto complessi e non tutti comprensibili e motivati, anche o forse perchè la generazione che li ha preceduti non è riuscita a conseguire quasi nessuna delle sue istanze e dei progetti desiderati e sognati.
    Grazie Luigi per questa piccola ma seria opportunità che dai di porre e capire fatti e problemi di realtà che non dobbiamo assolutamente ignorare.

  3. tesoruccio49 scrive:

    E guerra civile la,il mio fratelo.
    ho visuto anche io in Romania in 1989 una cosa simile ,e ti dico che e di brutto

  4. simona scrive:

    Grazie per averci fatto conoscere la vera realtà tunisina…Sai vorrei avere più info veritiere per sapere bene come si muove adesso la Tunisia. Che ne sarà della Tunisia?A chi sarà affidato uno Stato mediterraneo così ricco di cultura e di paesaggi meravigliosi, ma e soprattutto di uomini e donne che vogliono vivere una vita libera?Siamo vicini ai nostri amici che vivono in Tunisia…

    • Luigi Seccia scrive:

      Ciao Simona, saperne di più – da qui, Italia – non è facile. E’ passato un amico tunisino giusto nei giorni scorsi, e ha mi ha dato la sua visione delle cose. Naturalmente è la sua. Dunque, anche essendo là non è detto di riuscire conoscere proprio tutto. Compresa la disperazione di chi si mette su un barcone in mezzo al mare.

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