Tunisia: coprifuoco e Facebook

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A Tunisi, questa notte, hanno decretato il coprifuoco.
La notizia mi era arrivata con un SMS nel tardo pomeriggio.
Mi sono svegliato prestissimo e ho iniziato a guardare le immagini su France24.
Questa notte hanno sparato a Tunisi. Un morto, forse due.
Ho visto la città dove ho vissuto per due anni deserta, tutte le vetrine chiuse.
Nessuna macchina muoversi. Nulla.
Mi ha fatto impressione riconoscere le vie, le piazze, i negozi.
Vedere tutto assolutamente fermo sotto la luce gialla dei lampioni.
Una città dove ho visto circolare persone a qualsiasi ora.
Dove, durante il Ramadan, si trovano bar e pizzerie aperti tutta la notte.
Nessun essere umano.
E’ la prima volta che “vivo” il coprifuoco in luoghi che conosco.

Sono andato a cercare il significato di coprifuoco.
Ho incocciato in questa storia: durante il medioevo, in alcune città, veniva chiesto di spegnere tutti i fuochi e i braceri.
Veniva, appunto, applicato il coprifuoco.
Era un modo per prevenire gli incendi, chiaramente più difficili da controllare e spegnere durante la notte.
Mi è sembrato curioso, come una modalità di prevenzione, un termine con un significato positivo e di difesa delle persone sia diventato un’indicazione di pericolo estremo. Oggi invece di sentirci protetti dal coprifuoco ne abbiamo paura. La storia cammina.

E già che ero su internet ho riaperto Facebook.
Guadando la mia home page, scorrendo le notizie e i filmati messi nella notte ho capito il peso di questi nuovi strumenti di comunicazione.
Ne avevo sentito raccontare l’uso durante le rivolte in Iran o in altri posti.
Ne prendevo atto, ma il senso vero mi scivolava sulla pelle.

E’ molto di più. Ti arriva un sms che ti racconta una novità?
Apri Facebook. Controlli cos’altro sta accadendo.
Apri Facebook e il mondo intorno cambia di dimensione, si allarga.
Scorri le notizie, attendi dai tuoi amici i messaggi di chat.
Tutto è in tempo reale. Si costruisce una emozione difficilmente descrivibile.
Chi scrive i post qualche volta lo conosci, molte volte no.
Però scopri che l’elemento “postato” è stato sottoscritto da altri che tu conosci.
E non ci sono solo le parole. Ci sono le immagini.
Non avevo idea della potenza emotiva delle immagini dei telefonini che vengono proposte.
Ogni volta che un utente condivide il filmato, questo appare anche sulla pagina di tutti quelli che conosce.
Un torrente intenibile.

Oggi pomeriggio sono tornati due colleghi che erano ancora a Tunisi.
Mi hanno detto di aerei stracolmi.
Mi hanno detto di una città spettrale.
Mi hanno detto dei negozi chiusi. Mi hanno detto della corsa all’acquisto del cibo (finito).
Mi hanno descritto gli scaffali vuoti negli unici due – proprio di numero – supermercati aperti (Geant e Carrefour).
Mi hanno detto della catena Monoprix chiusa da più giorni. Una proprietà “della famiglia”, presa di mira. Alcuni negozi sono stati dati alle fiamme.
Così come alcune banche. O concessionarie di automobili (Volkswagen, Peugeot, Mercedes).
Tutte proprietà della famiglia.

Mi hanno raccontato del ruolo di Facebook.
Di come tutti siano agganciati in linea. (non riescono a fermare FB anche perchè la maggiornaza usano reti “TOR” o simili)
Di come Facebook sia il canale per convocare le manifestazioni.
Di come FB, insieme ad Al Jazeera, siano gli unici “giornali” ad essere seguiti e creduti.
Delle emozioni suscitate in ufficio all’arrivo delle notizie.
Di come vi siano, contemporaneamente e sempre su FB, gli appelli alla calma.
Gli appelli all’attenzione e alla ricerca dei riscontri alle notizie pubblicate.

Di come ci sia la convinzione che, dopo tutto ciò, la Tunisia sarà diversa.
Di come tutti sperino in una transizione tranquilla.

Domani, in risposta all’appello dei sindacati, vi sarà uno sciopero generale.
Comunque sia, in qualsiasi paese, quella del sindacato, è una bandiera che unisce.

Speriamo bene per domani.

2 risposte a Tunisia: coprifuoco e Facebook

  1. Claudio scrive:

    È vero che è difficile comprendere ciò che è lontano o mai vissuto (come il coprifuoco).
    Ma è anche incredibile come la catena delle testimonianze possa convolgerti.
    Questi appunti di Luigi mi hanno reso sensibile alla Tunisia anche se non ci sono mai stato e sono preoccupato per i suoi amici anche se non li ho mai conosciuti.
    Tutto questo accade sul WEB: intangibile e potente, come i sentimenti.

  2. maria lissoni scrive:

    leggo i tuoi appunti con Yagoub, che di dittature se ne intende, avendone vissuta una terrible come quella attuale in sudan: lui è contento del fatto che i tunisini siano insorti, dice che nei paesi arabofoni si attribuisce alle rivelazioni di wikileaks sulla “famiglia” la famosa “goccia che ha fatto traboccare il vaso”. I media arabi dicono anche che tra i saccheggiatori ci sono molti sostenitori della famiglia. Y è preoccupato per il proseguimento di questa rivoluzione, perchè è sempre difficile preservarne gli intenti liberatori, come purtroppo è successo due volte nel suo paese, dove le rivoluzioni hanno portato si’ a libere elezioni, ma non hanno creato un sistema di protezione dal ritorno delle dittature, che infatti sono puntualmente ricomparse. Un altro problema è il radicalismo islamico, che nelle situazioni di violenza prende facilmente il controllo della situazione
    Un abbraccione
    M e Y

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